Seguici

Vuoi avere tutti i post via mail?.

Aggiungi la tua mail:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi

Categoria: Mondo - Storie di Persone di Cinzia Tosini1

Nostalgia di Budapest… nostalgia di gulyás, la zuppa ungherese

Si sa, ogni volta che si torna da una vacanza, breve o lunga che sia, ci assale quella malinconia che i viaggiatori come me conoscono bene. Quel pizzico di tristezza che scaturisce dalla nostalgia dei luoghi e dalle esperienze vissute. Nonostante ciò, come ripeto spesso, l’importante è ‘andare’ per conoscere e dilatare il tempo. Oggi va così… già, sono da poco rientrata da Budapest, la ‘Parigi dell’Est’, dal 1873 la capitale dell’Ungheria. Una metropoli conosciuta per le sue fonti termali che il Danubio – ‘il re dei fiumi’ – divide in due: ‘Buda’, la parte più alta e storica; ‘Pest’, la parte più bassa e moderna. Un’elegante capitale europea nata dall’unione di tre città: Buda, Pest e and Óbuda – in cui ha sede il parlamento e la sinagoga più grande d’Europa, e la più antica metropolitana ‘continentale’ (1896).

La cosa più bella di Pest è la vista su Buda’ (proverbio ungherese).

Ebbene, in questa fredda sera di febbraio ho deciso di superare la malinconia post-viaggio preparandomi un piatto che amo molto: il gulyás ungherese tradizionale (gulasch). Una zuppa di antiche origini a base di carne di manzo e verdure che un tempo veniva cucinata all’aperto in grosse pentole poste direttamente sul fuoco. Una scelta quanto mai azzeccata, visto che, negli Stati Uniti e non solo, ogni 4 febbraio si celebra la zuppa con il ‘National soup day’. Qui di seguito riporto la ricetta che mi è stata data dal cuoco dell’Ungarikum Bisztrò, un locale tipico nel centro di Budapest in cui ho avuto il piacere di cenare.

Gulyás ungherese tradizionale

Ingredienti:

  • 400 grammi di manzo a cubetti
  • due pomodori
  • due carote a rondelle
  • un peperone giallo tritato
  • due cipolle tritate
  • 2 patate a dadi
  • mezzo gambo di sedano
  • uno spicchio d’aglio tritato
  • un cucchiaio di paprika dolce
  • due cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • due litri d’acqua
  • sale e pepe

Preparazione:

Soffriggere il trito di cipolle, quindi aggiungere la carne rosolandola a fuoco vivo. Unire sale, pepe e semi di cumino macinato, mescolando di continuo. Aggiungere il pomodoro, il peperone, l’aglio e la paprika. Allungare con circa due litri d’acqua, e cuocere a fuoco moderato per circa 90 minuti. Quando la carne è quasi pronta aggiungere le altre verdure e cuocere per altri dieci minuti.

Il Gulyás ungherese tradizionale va servito con dei piccoli gnocchetti di pasta chiamati ‘csipetke’. Si preparano facendo un impasto con un uovo, cento grammi di farina e un pizzico di sale. Cuocerli in acqua bollente per alcuni muniti, scolarli e unirli alla zuppa.

Viszontlátásra (arrivederci) Budapest!

Hungarikum Bisztró – Budapest, Steindl Imre u. 13
www.hungarikumbisztro.hu




Saranda, nuova meta albanese del turismo low cost. Le mie impressioni.

Devo ammettere che nel momento in cui mi è stato proposto un viaggio a Saranda – località a sud dell’Albania nuova frontiera del turismo low-cost – lì per lì sono rimasta un po’ perplessa. Una destinazione che non consideravo e che non ha mai suscitato particolarmente il mio interesse. Una città in una nazione extra UE la cui situazione politica degli ultimi anni non ha contribuito positivamente a livello turistico. Le cose però stanno iniziando a cambiare. La bellezza delle sue coste e i pacchetti turistici a tariffe vantaggiose stanno contribuendo a far diventare l’Albania una nuova frontiera del turismo low cost. Ebbene, fatte queste considerazioni, dopo qualche ricerca e la visione di alcuni video, incuriosita non ho esitato a partire. 

 Una volta giunta a Saranda la mia espressione è ritornata ad essere perplessa.

La vista della costa deturpata da schiere di palazzi, uno a ridosso dell’altro, per certo non mi ha suscitato un impatto positivo. Un quadro certamente non tra i più belli che mi ha fatto pensare ad una corsa verso un turismo sconsiderato, che sfrutta le risorse senza tener conto dell’equilibro di cui ogni territorio necessita. Una prima impressione non proprio piacevole che mi ha fatto pensare ad un insediamento di nuovi ricchi del post comunismo. Imprenditori del nuovo capitalismo legati a vecchie credenze di un tempo passato, che in realtà ancora del tutto non lo è. Vedere all’ingresso di un hotel a quattro stelle, certamente non paragonabili alle nostre, simboli scaccia malocchio come trecce d’aglio mi è parso davvero strano. Eppure…

Eppure dopo una settimana di permanenza posso dire di aver visitato, sia pur per una piccola parte, un paese dalle spiagge bellissime la cui memoria è stata minata da una lunga dittatura. Un paese in cui la presenza di bunker a testimonianza del passato supera di gran lunga gli edifici religiosi, per lo più distrutti durante il regime.

Qui di seguito alcune delle mie tappe naturalistiche e gastronomiche.  

Saranda, una città costiera che vanta siti archeologici e bellissime spiagge di ghiaia e di sabbia, con comodi lidi attrezzati. Di notte particolarmente vivace, forse per i miei gusti un po’ troppo. Per certo una meta ideale per chi ama il mare e la movida.

Lo chiamano ‘occhio blu’, in realtà il nome esatto è Syri i Kalter. Una sorgente carsica a sedici km da Saranda con una temperatura costante tutto l’anno di dieci gradi. Bagnarsi nelle sue acque cristalline vi assicuro che è altamente rigenerante!

Ksamil certamente rimarrà la località balneare albanese di cui avrò più nostalgia. La sua spiaggia bianca, il color turchese del mare, e le quattro piccole isole su cui si affaccia, mi hanno donato momenti di benessere e di vera emozione. Situata a circa diciassette chilometri da Saranda è una tappa davvero irrinunciabile!

Gjirokastër, un borgo storico situato a sessanta chilometri da Saranda e a quaranta dal confine con la Grecia. Una città riconosciuta dall’UNESCO patrimonio dell’umanità tra le più antiche dell’Albania, in cui passeggiare tra case di pietra e botteghe di artigianato locale. 

Anche se la tradizione gastronomica albanese è più legata alle preparazioni a base di carne, durante il mio soggiorno ho assaggiato piatti di pesce davvero ben fatti.  Tra le tipicità locali ho apprezzato il Fërgesë, un piatto a base di ricotta, peperoni rossi, pomodori, cipolle e spezie che vengono cucinati insieme. Il prodotto finale è una salsa densa, che accompagnata con un po’ di pane è davvero deliziosa. Per quanto riguarda i vini locali dopo vari tentativi di assaggio mi sono arresa. Davvero un’impresa capire la provenienza e l’origine… per non parlare delle temperature sbagliate a cui vengono serviti. Ahimè… qui i tempi non sono ancora maturi per i degustatori.

In conclusione… cosa mi è piaciuto di più e cosa di meno di Saranda.

Cosa mi è piaciuto di più? Senza dubbio le spiagge e il colore del mare.

Cosa mi è piaciuto di meno? L’improvvisazione nell’accoglienza turistica e la cementificazione selvaggia. Per non parlare delle condizioni del manto stradale e della gestione dei rifiuti. Passeggiare richiede uno sguardo attento sul suolo per non incappare in buche e quant’altro.

Cosa servirebbe? Certamente servono investimenti nei servizi turistici, nel potenziamento dei mezzi pubblici assolutamente insufficienti, nella sicurezza stradale e soprattutto nella formazione alberghiera in toto. Resta il fatto che la riviera albanese rappresenta per il paese un comparto economico davvero importante. Per come l’ho vista, serve ancora almeno un decennio di buone pratiche. Se così sarà, ci sono ottime prospettive per il miglioramento economico di una nazione con un reddito medio pro capite di 300/400 euro mensili.




A Siviglia la gente sorride… appunti di viaggio e di gusto

Ricordando Siviglia, Plaza de España e il Salmorejo.

“A Siviglia la gente sorride…” Una frase che mi disse una giovane donna al ritorno da uno dei suoi viaggi di studio in questa città dell’Andalusia. Un ricordo nostalgico che mi espresse con un po’ di tristezza, perché tornando in Italia di sorrisi anno dopo anno ne vedeva sempre meno.  

 “A Siviglia non s’invecchia. È una città in cui si sfuma la vita in un sorriso continuo, senz’altro pensiero che di godersi il bel cielo, le belle casine, i giardinetti voluttuosi.” Edmondo de Amicis

È stata questa la molla che mi ha convinto a mettere in programma un viaggio nella capitale dell’Andalusa il cui antico logo – NO8DO – è simbolo di fedeltà. Un emblema che Alfonso X nel XIII secolo volle dedicare alla popolazione per la dedizione dimostratagli. Se avrete modo di visitarla lo vedrete praticamente impresso ovunque.

Due ore e trenta minuti di volo dall’aeroporto di Bergamo mi hanno permesso di raggiungere la mia meta, un altro sogno realizzato. Devo ammettere che al mio arrivo lì per lì sono rimasta un po’ delusa a causa del fare brusco dei primi sivigliani che ho incrociato. In realtà per ambientarsi sul serio è necessario adeguarsi ai loro ritmi. In pratica, significa non andare troppo in fretta, soprattutto se si visita la città in estate, quando le temperature sono molto elevate. Significa salutare sempre quando si entra o si esce da una bottega dicendo buenos dias o hasta luego. Significa ritardare l’ora del pranzo (15.00) e della cena (22.00) adeguandosi certamente ad uno stile di vita più lento e rilassante. Significa trovarsi in una città famosa per le sue bellezze architettoniche e per il flamenco, un’arte che nel 2010 è stata riconosciuta dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

È a Plaza de España – una piazza attraversata da un canale navigabile tra le più belle che io abbia mai visto – che ho assistito a questa danza fatta di istinto e di pura passione.

Dal punto di vista gastronomico devo dire che a Siviglia ho apprezzato molto la presenza costante di una bottiglia di olio extravergine di oliva sui tavoli nei più disparati punti di ristorazione, dal semplice bar al ristorante. Una consuetudine da cui dovremmo prendere spunto per diffondere la cultura di questo grande e salutare prodotto.

C’è un’altra consuetudine nell’offerta gastronomica sivigliana che mi è piaciuta molto: la preparazione di un piatto tipico molto adatto al clima torrido di queste parti, il Salmorejo. Una zuppa andalusa a base di pomodori maturi e pane raffermo che, servita fredda, è un vero sollievo nelle giornate di calura estiva.

Si prepara amalgamando nel mixer 100 grammi di pane raffermo, precedentemente messo in ammollo nell’acqua, con  500 grammi di pomodori maturi e uno spicchio d’aglio. Io ho fatto una piccola variante alla ricetta aggiungendo qualche goccia di Tabasco, per dare quel tocco di piccante che amo molto. Una volta ottenuta una crema omogenea si ripone il tutto in frigorifero per qualche ora. Il Salmorejo va servito con qualche strisciolina di jamon, prosciutto crudo stagionato e con uova sode. Dosi per tre persone.

Ebbene, durante le mie escursioni a Siviglia ho fatto più volte il bis con questa zuppa estiva, concludendo il pasto con un’altra abitudine che in Italia ahimè si è un pochino persa: un buon bicchierino di Vermouth. Un vino liquoroso aromatico la cui storia ha origini piemontesi. Nacque infatti a Torino nel 1786 da un’idea di Antonio Benedetto Carpano che miscelò del vino moscato con spezie ed erbe aromatiche. Per definirsi tale deve essere costituito da 75% di vino e in buona dose da artemisia, una pianta dalle tante virtù benefiche. Non mi resta che dire arrivederci Siviglia e… Salud!




Preparando il mojo verde… ricordando Lanzarote.

Lanzarote, l’isola dei vulcani, del vento e delle case bianche.

Ci sono immagini di terre che si fermano nella mente, e che colpiscono l’immaginario al punto da condurci nei luoghi da cui sono tratte. Esattamente ciò che mi è successo dopo aver visto alcuni scatti fotografici di Lanzarote. Mi riferisco in particolar modo ai suoi caratteristici vigneti. Piantati su terra lavica in profonde cavità, sono riparati dal vento grazie a muretti semicircolari di pietra vulcanica chiamati ‘zoco’.

Un paesaggio unico, emozionante e davvero suggestivo.

Di fatto, la realtà supera sempre le immagini. È stato così anche questa volta.

Quest’isola dal clima dolce tutto l’anno, per le sue caratteristiche, è stata dichiarata dall’Unesco ‘Riserva della Biosfera’. Una terra vulcanica che nel 1993 è stata scelta come base per allenare l’equipaggio della Nasa Apollo 17. Tanti i suoi aspetti – a volte estremi – riservati a chi ama la tranquillità e la natura selvaggia. Una terra che regala una sorpresa dopo l’altra… un’emozione continua.

La prima cosa da fare una volta arrivati a Lanzarote, è noleggiare un’auto e munirsi di una cartina. Su di essa troverete molte mete turistiche che vi consiglio di non perdere per l’unicità e la bellezza dei paesaggi. Nella settimana della mia permanenza, periodo minimo necessario se si vuole visitarla come merita, ho percorso oltre seicento chilometri grazie alle strade in perfetto stato e all’ottima segnaletica. Qui di seguito vi segnalerò alcune tappe che vale davvero la pena di visitare!

Lanzarote

Parque Nacional de Timanfaya

Visitare questo parco (quasi riduttivo chiamarlo così) equivale a proiettarsi in un paesaggio lunare: trecentosessanta coni vulcanici in cinquemila ettari di montagne di fuoco. Vi ricordate il film del 2001 ‘Odissea nello spazio’? Ebbene, alcune scene sono state girate proprio qui.

img_0740

César Manrique

Come non ringraziare César Manrique, architetto ambientalista e grande creativo, che si è opposto allo sviluppo urbanistico selvaggio dell’isola non permettendo la costruzione di edifici in disarmonia con la sua naturale bellezza. La sua impronta è presente ovunque, anche e soprattutto nella casa che un tempo fu di Omar Sharif, ora trasformata in un museo e ristorante. Un posto incantevole che fa sognare ad occhi aperti!

Lagomar

Playa del Caleton Blanco

Salendo verso Orsola il paesaggio si trasforma. Dune di cespugli erbosi e sabbia bianca tra blocchi di colate laviche custodiscono incantevoli calette, tra cui Playa del Caleton Blanco. Una tra le spiagge più belle di Lanzarote… uno scorcio dai colori del cielo.

Cueva de los Verdes

Spettacolare! Una grotta sotterranea lunga sei chilometri con una sorpresa finale che non voglio svelare per non togliervi la sorpresa! Anche se è un segreto vi do un consiglio: non fidatevi delle apparenze. La maggior parte delle volte traggono in inganno.

Playa del Papagayo

Sono tante le spiagge di Lanzarote, ma ce n’è una in particolare che mi ha fatto rimanere per un istante senza fiato.  Mi riferisco alla Playa del Papagayo, una caletta racchiusa tra due promontori. Una tra le spiagge più belle al mondo. La si raggiunge percorrendo qualche chilometro su una strada non asfaltata a pedaggio. Un paradiso sulla Terra!

Mojo verde

Ed ecco uno dei sapori che ho apprezzato di più a Lanzarote: il mojo verde. Una salsina tipica di facile preparazione che sconsiglio vivamente a chi non ama l’aglio. Utilizzata per accompagnare piatti di carne o di pesce, a mio gusto, è strepitosa anche semplicemente spalmata su una fetta di pane. Si prepara pestando in un mortaio tre spicchi d’aglio, un cucchiaino di cumino in grani, un mazzetto di coriandolo tritato, un mazzetto di prezzemolo, un peperoncino verde e sale grosso quanto basta. Si aggiunge poi olio extra vergine di oliva e qualche cucchiaio di aceto di mele, fino ad ottenere un composto omogeneo che vi assicuro vale la pena di assaggiare.

Mojo verde

Isola ‘La Graciosa’

Sono una donna che ama l’avventura. Secondo voi potevo mai perdermi un safari su questa isola selvaggia a nord di Lanzarote?  Certo che no! La si raggiunge via mare dal Porto di Orsola in trenta minuti. Vi aspettano strade non asfaltate, dune, archi di pietra lavica e bellissime playe incontaminate! In particolare vi consiglio quella della Las Conchas. Godersi questo spettacolo naturale seduti sulla sua sabbia dorata bagnata dalle onde impetuose dell’oceano è davvero impagabile!

Salinas de Janubio

Devo ammettere che queste saline color bianco argentato sulla mia cartina non erano state messe in particolare evidenza. Una tappa che non ho voluto perdermi, e che vi consiglio di visitare. Un ambiente molto suggestivo in cui si può tranquillamente passeggiare. Ovviamente, una volta conclusa la visita, non perdetevi la bottega del sale.

Lago Verde, El Golfo

Scendendo dalla scogliera di Los Hervideros, nella zona di ‘El Golfo’, tra sabbia nera e rocce rosse vulcaniche, spicca un piccolo lago dal caratteristico colore verde smeraldo. Una Riserva Naturale chiamata anche De los Ciclos, che, grazie alla presenza di un’alga, crea un colpo d’occhio davvero sorprendente!

Teguise

L’antica capitale di Lanzarote (l’attuale è Arrecife, cittadina alquanto caotica su cui non mi soffermo) ospita il più grande mercato dell’isola. I suoi colori, la sua gente, e l’offerta di artigianato tipico, rendono la sua visita unica e speciale! In quest’isola non aspettatevi di trovare centri commerciali (per lo meno come li intendiamo noi). Qui è la ‘botega’ che ha la meglio… e meno male!

Mirador del Rio

Formidabile punto panoramico sull’oceano atlantico consigliato a chi vuole ammirare panorami con un ampio campo visivo. Un’altra grande opera progettata da César Manrique!

Potrei dilungarmi ancora a lungo, ma come ho già scritto, la realtà supera di gran lunga le immagini. Lanzarote mi ha sorpreso – e sono certa che sorprenderà anche voi – non una volta, ma molte di più!

Turismo Lanzarote

 




Smile in the city: sette italiane a Lisbona

Sette donne in tour a Lisbona, sette personalità diverse, un unico appartamento. Sono stati questi i presupposti della mia ultima vacanza. Una bella sfida al femminile vinta grazie alla diversità unita al rispetto e all’intelligenza. Per certo, in questi giorni, ho vissuto momenti di estrema leggerezza, ma anche di profonda emozione, che solo le donne nella loro intimità sanno creare. Una bella vacanza in movimento passata in una città sviluppata su sette colli, tra luci, colori e tanti sorrisi. sette-donne-a-lisbona

Una capitale europea che da tempo avevo programmato di visitare, non solo per le bellezze artistiche e naturali, ma anche per la curiosità legata alle notizie dei molti italiani, in particolare pensionati, che hanno deciso di trasferire qui la loro residenza attratti dalle allettanti agevolazioni fiscali. Accordi bilaterali che permettono di ricevere per dieci anni la pensione al lordo.

Quello che vi posso dire, è che nonostante il notevole afflusso di turisti italiani, la nostra lingua è quasi del tutto sconosciuta, e per lo più assente nelle guide e nelle indicazioni turistiche. Chi si vuole trasferire per ragioni economiche, deve avere una certa padronanza con la lingua inglese, e soprattutto, deve considerare l’eventualità di spostarsi nelle aree limitrofe della città, certamente meno care di Lisbona, ma più legate alle tradizioni locali.

Capitale del Portogallo, è dominata dal Castello di S. Jorge. Una città da vivere a piedi, come abbiamo fatto noi, passeggiando su e giù tra le tante stradine lastricate di sampietrini bianchi e neri, spesso ammirando le belle pavimentazioni rappresentative di simboli e testimonianze del passato. Per i percorsi più impegnativi immancabile l’uso dei suoi tram colorati, tra cui lo storico tram 28, o l’utilizzo delle simpatiche ape car elettriche presenti ovunque si vada.

Quartiere di Belem

Affacciata sull’oceano, è mitigata dalla brezza atlantica che rende piacevole il clima. Una città in crescita, come spesso l’ho definita, per l’attenzione e la cura dell’aspetto dei suoi edifici, e per le molteplici strutture architettoniche in via di realizzazione. Nel 1755 un devastante terremoto ha imposto la ricostruzione della sua parte bassa – Baixa – la più colpita, dando vita ad un’urbanistica moderna edificata con misure antisismiche. La parte alta, la meno danneggiata, è rimasta invece più fedele nel tempo alle strutture originarie.

Una città da alcuni definita triste, forse per le atmosfere nostalgiche dei luoghi di mare. Per quanto mi riguarda, l’ho trovata accogliente e variegata, per le sue molte sfaccettature tra moderno e antico, e per i suoi tanti quartieri distinti tra loro per le storie, ma anche per la vivuna-bella-abitudineace e intensa vita notturna.

Ovviamente, essendo in buona compagnia, non è mancato il tempo per lo shopping né per le degustazioni di prodotti tipici. Vorrei ben vedere… con sette donne! 🙂 Tra i vari assaggi abbiamo appagato gli occhi e il palato con un piatto di bacalhau, il baccalà, preparato secondo tradizione in modo diverso per ogni giorno dell’anno.

Restando in tema gastronomico, se avrete occasione di visitare questa città, non stupitevi se all’esterno di bistrot e di luoghi di ristoro – soprattutto nelle piazze del centro – gentilmente il personale tenta di attirare l’attenzione con un leggero scampanellio. Si tratta semplicemente di un richiamo per farvi avvicinare, e per offrire, a voi e  a tutti i passanti, l’assaggio di alcuni dolci tipici. Una bella abitudine che favorisce lo scambio di un sorriso, e che mi ha permesso di sentirmi meno estranea in un paese che non è il mio.

La nostra vacanza si è conclusa con una tappa a Cascais, rinomata cittadina turistica – un tempo villaggio di pescatori – situata a 30 km da Lisbona. Dopo aver passeggiato nelle eleganti vie del centro, costeggiando le dune del lungo tratto di spiaggia selvaggia, ci siamo dirette verso la Boca do Inferno. Una catena rocciosa caratterizzata da una natura incontaminata e da panorami mozzafiato, che ci hanno emozionato ancora una volta, e che hanno reso questa vacanza vissuta in amicizia e in allegria, unica e indimenticabile.

Naõ se pode viver sin amigos (senza amici non si può vivere).

Info turistiche – Lisbona




Lussino, l’isola verde da vivere in cammino. The island of vitality.

Come scegliere una vacanza?

Sembra facile a dirsi… Dipende dal budget, dalla stagione, e da ciò che vogliamo veramente per il tempo di cui disponiamo. C’è chi ama stare a lungo in relax, e chi come me, spinta dalla voglia di scoperta e di conoscenza, non riesce a star ferma. Per chi ama viaggiare nulla di nuovo, solo elementi essenziali  per la scelta delle proprie vacanze. Ebbene, è esattamente questa necessità di impiegare al meglio il mio tempo, che mi induce ogni volta a ricercare con molta attenzione la meta dei miei viaggi.

Vivere bene una vacanza, per me. Che cosa serve?

Serve emozione, conoscenza, natura, cammino, arte e storia. Il tempo è prezioso. Premesso questo, qualche settimana fa ho iniziato la mia ricerca con letture e navigazioni sul web, fino a trovare la giusta destinazione del momento. Un’isola con una superficie complessiva di 513 km² all’interno del golfo del Quarnero, in Croazia, l’undicesima per grandezza nell’Adriatico: la boscosa Lussino (Lošinj), in antichità unita all’isola di Cherso.

Lussino (Lošinj)

Una terra in cui la qualità dell’aria è costantemente controllata, e che per questo si distingue come stazione di cura climatica per il trattamento delle malattie delle vie respiratorie. La tutela dell’ambiente e l’offerta per un turismo accessibile ha conferito a Lussinpiccolo (Mali Lošinj), principale località dell’isola,  il riconoscimento ETIS: Sistema europeo di indicatori per il turismo. Un progetto della Commissione Europea nato nel 2013 per la valutazione della sostenibilità delle destinazioni turistiche.

Flora & Aromaterapia

Per raggiungere tale traguardo è stato determinante l’intervento di rimboschimento del Prof. Ambroz Haračić, avvenuto alla fine del XIX secolo, e ai molti personaggi dell’isola che nei loro viaggi hanno portato piante esotiche contribuendo così a creare rigogliose pinete. A Lussino sono presenti 1.100 specie di piante: 939 autoctone e 230 varietà di erbe medicinali. E’ cosi che camminando lungo i sentieri a ridosso del mare, ma soprattutto respirando a pieni polmoni i profumi benefici delle piante aromatiche, si può fare naturalmente aromaterapia.  Un’esperienza di grande benessere in ogni mese dell’anno.

Gennaio e Febbraio sono i mesi dei limoni, delle arance e dei mandarini. Marzo il mese del rosmarino, dell’eucalipto e dell’alloro. Aprile il mese degli asparagi, della cipollina e della borragine. Maggio il mese della salvia, del finocchio e dell’ortica. Giugno il mese della ginestra, della lavanda, della piantaggine e del perpetuino. Luglio il mese della bougainvillea, della menta e dei bubbolini. Agosto il mese dell’oleandro, della nespola e dei fichi. Settembre il mese dell’uva, dei fichi d’india e del finocchio marino. Ottobre il mese del mirto, del corbezzolo e del tarassaco. Novembre il mese delle olive, della rosa canina e del melograno. Dicembre il mese dell’agave americana, del pino e del ginepro.

Fauna

Quando, procedendo nelle mie ricerche, ho letto che un gruppo di 180 delfini identificati attraverso segni sulle spine dorsali da tempo si è ambientato in queste acque, la scelta della destinazione si è fatta più certa. Un mammifero dell’ordine dei cetacei che suscita il mio interesse da sempre. Forse per la sua indole dolce e socievole, o forse perché simbolo di fedeltà. Di fatto, parlo di un animale che vive in branchi numerosi, intelligente e allegro, che, a detta dei marinai è amante della musica, e che per questo è solito seguire le imbarcazioni che emettono melodie. Dal 1995 i mammiferi marini in Croazia sono protetti per legge.

Museo di Apoxyòmenos

Dal 1999 con la scoperta del bronzo antico di Apoxyòmenos (II.-I. sec. a.C.), una scultura tra le meglio conservate di quel periodo, Lussino è diventata anche un’importante sede archeologica. Nel 2016 è stato inaugurato il Museo che ospita la statua ellenistica dell’atleta nudo, rivenuta nei fondali dell’isola grazie ad un turista belga.

Alla fine ho deciso e sono partita…

Ho preso un traghetto da Trieste e con un gruppo di persone che amano fare trekking nella natura, guardando il mare dopo qualche ora sono arrivata. Insieme abbiamo camminato a lungo seguendo i tantissimi sentieri presenti sull’isola. Si, perché Lussino è un luogo da vivere in cammino. Un’oasi verde per chi ama la natura e la vacanza attiva. Un posto per pensare, dove il respiro si fa lento e riprende il ritmo giusto.  Dove i passanti si fermano per fare degli “ometti”, piccoli cumuli di pietra che indicano la giusta direzione. Ne ho fatto uno anch’io, dedicato ad una persona che andata tra le stelle. Qui, nelle sere limpide, con lo sguardo rivolto al cielo, ne ho viste tante…

Si ringrazia l’Ente Turistico di Lussino per la gentile concessione delle foto dei delfini e di Apoxyòmeno.

Ente per il Turismo della città di Mali Lošinjj
Priko 42, HR – 51550 MALI LOŠINJ, Hrvatska
Tel: +385 51 231 884 – Tel: +385 51 231 547
E-mail: losinj@visitlosinj.hr




Lubiana, capitale verde d’Europa 2016.

Quando si programma un viaggio è giusta consuetudine informarsi, un modo per prepararsi agli usi e alle abitudini locali. Per questo prima di partire amo fare qualche ricerca che oltre a rendere piacevole l’attesa, mi permette una prima conoscenza del luogo che andrò a visitare. Il mio ultimo tour è stato in Slovenia, una terra che avevo conosciuto anni fa, e che mi aveva colpito per l’ordine, per la natura rigogliosa e per gli antichi borghi costieri. Non conoscevo però Lubiana, la sua capitale, una città che dopo aver visitato mi è rimasta nel cuore.

La Slovenia, una nazione coinvolta sia pur brevemente da una guerra che tutti, anche  se non direttamente coinvolti, ricordiamo per la ferocia. Una nazione che ha saputo velocemente prendere le distanze da un conflitto che ha flagellato le terre dell’ex-Jugoslavia. Se avrete occasione di visitarla non vedrete tracce sul territorio, ma solo nei cuori della gente. Una delle tante guerre vicino a noi che ci rende increduli delle barbarie che il genere umano sa mettere in atto per il proprio egoismo.

Un paese ordinato e ricco di storia con una capitale, Lubiana, dominata dal castello sulla collina di Grajski. Una città nominata “capitale verde d’Europa 2016” che mi ha coinvolto emotivamente grazie alle sue peculiarità.

Trecentomila abitanti.  Ognuno di loro ha cinquecento metri quadri di verde pubblico a disposizione.

Ogni giorno, tranne la domenica, lungo il fiume Ljubljanica è presente il mercato centrale all’aperto con frutta, verdura, pane, formaggi e altri generi alimentari freschi provenienti dalle fattorie slovene. Una città attenta ai bisogni della gente, con un’ampia offerta culturale e percorsi per chi ama passeggiare e vivere a contatto con la natura.

La posizione geografica e la presenza di un fiume navigabile ha favorito nei secoli il suo sviluppo. Nel 1895 fu devastata da un forte terremoto. Fu il noto architetto sloveno Jože Plečnik che gli ridiede vita arricchendola di obelischi, colonne e architetture dallo stile barocco, fino a farla diventare una tra le più belle capitali europee. Il drago, presente sullo stemma e sulla bandiera, è il simbolo della città.

Lubiana di notte

Le città vanno vissute di giorno e di notte, il miglior modo per conoscerle in tutti i loro aspetti. Nonostante il freddo pungente nei miei giorni passati a Lubiana, non potevo perdermi le luci notturne del suo centro storico meravigliosamente illuminato. Sia pur infreddolita, ho passeggiato per le sue vie accompagnata dal suono di un violino in lontananza. Momenti indimenticabili che danno un senso speciale alla vita.

Conoscere un luogo richiede cammino e contemplazione. Solo così si possono scoprire scorci suggestivi e meno conosciuti. Il mio tempo passato a Lubiana è stato breve, per questo salutandola mi sono ripromessa di tornare.

Lubiana e la sua regione  www.visitljubljana.com

In zona consiglio una sosta di ristoro al Ristorante Domačija Šajna, tra le belle colline di Sezana. Ottimi i loro gnocchetti con formaggio di capra.

Ristorante Domačija Šajna – Šepulje 4, Sežana, Slovenia Tel. +386 5 764 10 96

Prima di rientrare in Italia, due tappe imperdibili.

Grotte di Postumia

Ventisei km, di cui quattro visitabili, tra grotte e gallerie in compagnia del ‘proteo’, un animale cieco e albino di circa quindici centimetri che vive fino a cento anni solo in questi habitat.  Dal 1819 oltre trentasei milioni di visitatori sono passati da qui. All’interno la temperatura, tra gli 8 e i 10 gradi, è costante tutto l’anno. Visitandole una sola raccomandazione: non toccare con le mani le stalattiti (gocciolante dall’alto) e le stalagmiti (goccia dal basso). Il grasso naturale presente sulle nostre dita le farebbe morire.

Parco delle grotte di Postumia  www.postojnska-jama.eu

Castello di Predjama

In Slovenia una sosta d’obbligo per chi ama le dimore storiche è al Castello di Predjama. Una costruzione spettacolare incastonata tra le rocce che incanta i visitatori. La leggenda racconta che nel 1400 il cavaliere Erasmo, ricercato e condannato a morte, trovò rifugio in questo luogo inespugnabile.

Castello di Predjama  www.slovenia.info/it/I-castelli

Castello di Predjama

La Slovenia, una terra verde e silenziosa, ricca di bellezze artistiche e naturalistiche. 

Arrivederci…

Slovenia – Informazioni Turistiche  www.slovenia.info